Lungo le sponde del mio torrente……….

In questi giorni ho letto più volte notizie di giovani sotto i venti anni morti per droga.

La questione mi allarma parecchio. Mi aveva profondamente rattristato la storia di quel ragazzo che per il compleanno aveva regalato della sostanza stupefacente alla fidanzatina diciottenne, è stata la sua prima e ultima volta.

Non capisco. Essendo nata negli anni 70 posso ripercorrere la parabola, quando ero bambina  i “drogati” erano gli eroinomani, quelli che  si “bucavano”; nei parchi si trovavano le siringhe e i lacci emostatici; poi sono arrivati i cannaioli e poi ancora i cocainomani, entrambi non danno molto nell’occhio e si confondono nella mischia ma ci sono e sono più numerosi di quanto si possa immaginare. Poi sono arrivate le droghe sintetiche e adesso questi giovanissimi che muoiono come pesci in acque inquinate.

Mi domando cosa stia succedendo, mi domando perchè non si sia mai agito risolutamente e decisamente contro lo spaccio…….in questi tempi di covid la cosa salta ancora più agli occhi… quante persone muoiono a causa della droga? quante vite e famiglie vengono distrutte? Quanto costa allo stato e ai contribuenti questo fenomeno? Eppure……….non si fa nulla, nulla, ma anche questo non rientra nel diritto alla salute tanto osannato???? cambiano le sostanze stupefacenti ma non il concetto….non si fa prevenzione, non si contrasta il fenomeno… In ogni città tutti sanno esattamente quali sono i luoghi di spaccio…e se lo sanno i cittadini qualunque lo sapranno anche le forze dell’ordine, o no?????

E il fenomeno dello spaccio dentro e fuori dalle scuole?

E l’utilizzo di sostanze nei bicchieri in discoteca per drogare le ragazze e abusarne?

Non capisco, non capisco l’origine di questi fenomeni e perchè non si riesca ad arginarli, mi aiutate a comprendere?????

Proviamo a ragionarci insieme????

14 commenti su “Lungo le sponde del mio torrente……….

  1. Carissima Giovanna, purtroppo ormai è un luogo comune usare “droghe”.
    Se soffri per una perdita “antidepressivi” se hai l’ansia ” ansiolitici” ecc. Nessuno vuole più soffrire. E I giovani hanno questo esempio, che cosa vuoi che sia una pasticca se ti fa stare bene? La droga piace, e se noi non educhiamo al sacrificio i nostri figli perché siamo i primi a volere solo godere che esempio diamo? Questa estate quanti genitori hanno mandato i figli all’estero per premiarli con vacanze low coast e sono tornati col covid contagiando nonni ecc.? Perché sono state riaperte le discoteche? A chi interessava? Vi lascio a riflettere

    1. Melita, bentrovata!!!!
      Grazie per il tuo contributo, quanti spunti di riflessione!!!!!
      Mi colpisce in particolare la frase “nessuno vuole soffrire”………..
      Ti abbraccio e ti auguro una buona giornata!!!

  2. Cara Giovanna, argomento tosto per il quale ci vorrebbero manuali interi.
    Non è che non si fa niente: è che si fa poco. E la situazione , Covid compreso, non aiuta.
    Oltre al desiderio di non soffrire, si aggiunge la paura per il futuro e il desiderio di estraniarsi da tutto ciò che sfugge al nostro controllo e alla possibilità di progettare l’indomani. Siamo impauriti e smarriti e non Riusciamo ad infondere speranza nei nostri figli..

    1. Carissima Brizida, eccoti di nuovo con noi…che bello!!!
      Quanti spunti di riflessione proponi…rifletto insieme a te…..:
      – paura per il futuro (una volta il futuro era quanto di più bello l’uomo possedesse…il futuro!!!!)
      – il desiderio di estraniarsi da ciò che sfugge al nostro controllo; ci hanno fatto credere che attraverso la scienza, la tecnologia, la nostra “superiorità” di umani al vertice del Creato potevamo controllare tutto, essere sempre giovani , debellare le malattie, governare lo Spazio, il clima, il tempo…invece non è così e l’uomo di oggi non lo riesce ad accettare… tutto preso dal mito della sua supremazia ha perso l’umiltà di riconoscere di essere un essere fra gli esseri, ha perso l’umiltà di dire “so di non sapere”….ha perso riti e riferimenti per far fronte a questo vuoto……l’uomo moderno si trova, di fatto, solo davanti a se stesso…così autoreferenziale da non vedere altro dio al di fuori di sè.
      Ecco, mi sono sfogata…grazie a tutti!!!! Un bacio!

  3. Ciao Giovanna è un argomento davvero scottante.
    Non si capisce davvero come non si possa risolversi o quantomeno arginarlo.
    Le autorità sanno tutto ma siccome per i commercianti di morte è solamente una questione di soldi e non di vite umane se ne fregano della gente che muore.
    E poi quanti ne catturano tanti ricominciano…..
    Poi non capisco i giovani che si avviano su questa strada cosa cercano dicono che in quei momenti di estasi stanno bene non hanno problemi e così continuano fino a morire.
    Può darsi che qualche volta dipende da quale famiglia provengono magari sono maltrattati abusati poveri e solo nella droga trovano conforto.
    Poi ci sono i figli di papà annoiati che hanno tutto e cosa credono di ptovare nel drogarsi i genitori sempre indaffarati a lavorare non li seguono.
    Una lode a quelle associazioni che li aiutano e qualche volta ci riescono.
    Mi spiace che i ragazzi ed anche i non più giovani vadano sempre peggio.
    Ci sarebbe ancora da parlare per sapere come aiutarli e non vorrei essere nei panni di quei poveri genitori che fanno una vita veramente tremenda.
    Con affetto

    1. Carissima Alberta, grazie,; grazie per le tue parole che portano l’attenzione anche sulle famiglie che vivono queste situazioni…mi unisco a te nell’abbraccio affettuoso a tutti coloro che vivono questo dramma

  4. Non è facile, anzi è difficile … e scomodo … parlare di un dramma come questo che con il suo insostenibile peso ammorba la quotidianità di tanti e di tante famiglie .
    Facile è invece parlarne superficialmente., ognuno contento di aver detto ” la sua ” !
    Mi limito a riflettere sul segnale di estremo disagio che questo fenomeno denuncia.
    Disagio che appesta la società in modo trasversale zigzagando come una saetta lungo le tracce della disperazione.

    1. Carissimo GianMaria, bentrovato!!!
      Grazie per il tuo contributo…. Scrivi “Mi limito a riflettere sul segnale di estremo disagio che questo fenomeno denuncia”.
      Estremo disagio che la comunità educante non ha più voglia nè tempo di indagare… un peccato…
      Un abbracciooooo

  5. Come sempre la nostra Giovanna ci coinvolge in tematiche le quali, per poterne parlare a dovere, non basterebbe una giornata. Tuttavia deve essere affrontato.
    Il problema della droga, a mio avviso, non è rappresentato dagli spacciatori, quello è consequenziale in quanto deriva dalla presenza di una domanda crescente che proviene da parte dei nostri giovani e non. Il problema focale su cui concentrarsi è rappresentato dal fatto che si è abbassata l’età media dei ragazzi che iniziano ad approcciarsi alla droga nelle sue varie forme. E’ un problema sociale e, a mio modesto parere, parte proprio dalle famiglie. Oggigiorno, le famiglie sono sempre più sgretolate, disgregate e distrutte per i motivi più disparati e, in tutto questo, coloro che ne fanno le maggiori spese sono proprio i ragazzi i quali, sentendosi senza una guida divergono dalla giusta via verso situazioni sbagliate che li fanno sentire, agli occhi dei loro simili, importanti. A volte l’approccio alle droghe, deriva da quel bisogno di appartenenza ad un gruppo al fine di non sentirsi come dicono loro “SFIGATI”.
    Ricordo un aneddoto che mi raccontò un mio amico purtroppo divorziato dalla moglie. Mi disse che la figlia aveva iniziato a prendere una strada non proprio ortodossa e alle richieste di chiarimento da parte del padre lei rispose: “papà io faccio questo perchè in famiglia non c’è nessuno che mi dia uno schiaffo se sbaglio”. La frase destò in me una certa sorpresa nel comprendere che in fondo sti ragazzi, per quanto vogliano essere sboroni o sentirsi grandi, hanno in realtà un enorme bisogno di sentirsi protetti da quella coperta che solo una famiglia unita può fornire e che a volte, chiedono di essere rimproverati per quello che fanno qualora la cosa è sbagliata. Il problema pertanto è che non sono i giovani ad essere drogati ma è “drogata” quella piccola cellula che compone il tessuto sociale e cioè la famiglia. Con questo non voglio dire che il problema della droga derivi soltanto da questo, ne tanto meno che due genitori debbano rimanere assieme per i figli se non vanno d’accordo, ma la cosa importante è cercare di seguirli nelle loro scelte e nel loro modo di approcciarsi alla società ed ai loro simili.

    1. Antonio bentrovato!!!!
      Grazie per il tuo contributo, certamente la famiglia è importantissima sia quando riesce a restare unita, sia quando purtroppo si disgrega…la separazione non fa venir meno la genitorialità anche se la rende più difficoltosa…
      Il racconto della figlia del tuo amico che attende lo schiaffo quando sbaglia mi ha fatto venire in mente un episodio che condivido volentieri con voi: anni fa come avvocato frequentai un corso a Milano per la difesa dei minori; ci fu un incontro con Crepet che aveva redatto la perizia psichiatrica di Erika (ricordate il delitto di Novi Ligure? Era il 2001); Crepet ci lesse la perizia, Erika rimproverava alla madre di non darle attenzione, nemmeno quando sbagliava e per questo aveva alzato sempre più l’asticella arrivando fino a drogarsi per ottenere quell’attenzione che non arrivava mai…..
      Da genitore aggiungo che ESSERE GENITORI NON E’ PER NIENTE FACILE
      Forse quel che manca oggi è una dimensione comunitaria, sia per i ragazzi che per le famiglie, una dimensione di sostegno reciproco……un cerchio intorno al fuoco reale dove potersi scambiare consigli e opinioni…..Mah…
      Grazie Antonio per la tua sollecitazione…..
      Un abbraccio!!

  6. Sbaglio, Gio , o nelle scuole non si parla mai di droga; non sono molto informata. Credo che invece sarebbe utile discuterne molto con i ragazzi, senza mai stancarsi. Non capisco quale sia il malessere che possa portare i ragazzi a farne uso e mi preoccupa molto , dato che ho dei nipoti. Mi è capitato di vedere , in TV, questi ragazzi che avevano assunto droga e mi hanno fatto una pena incredibile : chissà quanto dolore x le loro famiglie.
    A proposito..bellissime le tue poesie.. similitudini…paragoni..non ho aggettivi adatti a dar il giusto valore.
    Complimenti!!!

    1. Ciao Olga!!! Bentrovata!!!
      Innanzitutto grazie per l’apprezzamento.
      Circa la tua domanda se nella scuola si parli di droga non so cosa risponderti, però nel nostro cerchio ci sono degli insegnanti..magari possono darci loro qualche indicazione….
      Ti abbraccio!!!

  7. Buongiorno Giovanna. Il tema proposto è molto interessante, ma anche molto complesso: ci sono davvero tante variabili da prendere in considerazione. Per rispondere allo stimolo riflessivo di Olga, i docenti possono parlarne in classe, ma bisogna distinguere sulla base delle competenze: in base alla mia esperienza, nelle scuole superiori di secondo grado, ogni istituto deve prevedere un docente che si occupi di programmare attività inerenti “Educazione alla salute”.
    Tali attività si possono (si potevano: a causa della pandemia, molte azioni didattiche sono rese impossibili) sviluppare tramite: incontri con specialisti (medici o Forze dell’ordine); visite a strutture sanitarie o di recupero; spettacoli teatrali; Assemblee di istituto; lezioni di alunni di classi superiori, debitamente formati (la cosiddetta “Peer education” – Educazione tra pari-: alunni delle classi di triennio finale con allievi di classi inferiori); a volte, con incontri con i consumatori, dopo che abbiamo avuto un percorso di recupero.
    Ancora, in alcune discipline, con docenti competenti, la tematica “droga” è trattata come oggetto di studio, per far raggiungere agli studenti competenze da impiegare in campo lavorativo: “Igiene e cultura medico sanitaria” mostra le conseguenze dell’uso delle sostanze proibite nel corpo umano; “Diritto” ne vede le conseguenze legali; “Scienze Umane” espone quelle sociali e le possibilità di intervento per il recupero, e così via. Non ho esperienza per quanto riguarda le programmazioni dei docenti negli ordini della scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado.
    Poi in base, alla sensibilità dell’insegnante, se ne può parlare, ma senza competenze specifiche, a volte, si rischia di dire banalità o di stimolare la curiosità innata di bambini e ragazzi e, visto che l’offerta è sempre più diffusa, per i minori è facile cadere nell’uso della droga. Certamente, la prima agenzia educativa è la famiglia e talvolta, per tanti motivi, essa delega/ha delegato le sue funzioni alla scuola, che si è trovata, suo malgrado, a doversi occupare di varie “Educazioni” (educazione alimentare, stradale, all’affettività, ecc.). Come genitore, capisco le sollecitazioni di Antonio F: quella figlia voleva solo essere “vista/considerata” dai suoi genitori e ha individuato, erroneamente, come unica strategia quella di farsi del male, cosicché la famiglia dovesse occuparsi di lei (ciò capita soprattutto durante l’adolescenza, quando i ragazzi vogliono sfidare gli adulti in genere, si sentono invincibili e vogliono sperimentare tutte le possibilità che la vita offre loro – salvo poi scoprirsi bisognosi di affetto e attenzione come quando erano più piccoli). Non mi stupisce, dunque, la richiesta d’aiuto, seppure in modo sbagliato, della ragazza… Concordo sul fatto che la famiglia disgregata non aiuta la formazione dei figli e, in questo periodo di pandemia e tensioni sociali, è difficile indicare una strada ai ragazzi in crescita e, spesso, anche la politica ha atteggiamenti ondivaghi nei confronti dell’uso dell’uso della droga (con atteggiamenti di permissivismo, per me, molto deleteri). Insomma i ragazzi vogliono regole (la figlia avrebbe voluto un atteggiamento repressivo – una sberla -) da infrangere, proprio per formare il “sè” distinto dai genitori o docenti, ma, talvolta, gli educatori, che devono mostrare TANTA pazienza e impiegare MOLTO tempo, mantengono comportamenti non consoni alla loro funzione per tante motivazioni, spesso giustificabili. Insomma, questo argomento va affrontato con cautela e da innumerevoli punti di analisi. Scusate la prolissità del commento assolutamente non esaustivo. Buona settimana a tutti.

    1. Carissima Valeria, grazie infinite per il tuo preziosissimo contributo che ci ha aiutato a comprendere meglio come funziona la scuola e per tutti gli altri spunti di riflessione.
      Sono d’accordo, l’argomento è vasto e non va banalizzato…..
      un abbraccio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *