O che bel castello…ma con diro dirondello….

Cari amici, rieccoci intorno al fuoco!!!

Il nostro cerchio si è arricchito, ci sono nuovi lettori ai quali do un caloroso benvenuto!!!

Stiamo vivendo giorni di esami, voti e pagelle. Si è discusso molto di come gli alunni sarebbero stati valutati al termine di questo strano anno scolastico, tutti promossi? coi debiti? Senza debiti? quali criteri di valutazione adottare???? Si discute di criteri, il  fatto che l’alunno vada valutato si dà per scontato… Ma a cosa serve?????????

Ricordo ancora all’Università quando dopo ogni esame mi davano il voto e mi chiedevano “accetta?”. Il voto si poteva rifiutare! Ci si poteva non rispecchiare in  quel numerino e decidere di rifare l’esame.

Alle scuole primarie e secondarie questo non è possibile, il numerino nel quale veniamo racchiusi non si può rifiutare e, in qualche modo, ci resta appiccicato addosso e ci definisce: il secchione non è colui che studia tanto ma colui che prende i voti più alti, l’asino è colui che prende voti bassi (fa niente se poi è una persona molto intelligente).

Si discute da anni, soprattutto alle elementari, se dare voti o giudizi, se mettere il numerino o le parole ma, a mio avviso, non cambia molto… La parola voto non mi piace ma la parola giudizio???? Aiuto!!! Da una parte mi danno il voto, dall’altra emettono un giudizio, un verdetto su di me.. si salvi chi può!!!!

Mi domando da sempre perchè si debba valutare l’alunno, dargli un voto o un giudizio… a cosa serve? A me hanno spiegato che le “verifiche” servono agli insegnanti per “verificare” se gli alunni hanno compreso le lezioni, non per dare loro un voto.

Credo che le famiglie possano giocare un ruolo molto importante nell’aiutare gli studenti a non identificarsi col voto, a far loro comprendere che quel numero o quelle parole non li definiscono, noi non siamo il voto nè il giudizio che gli altri hanno di noi (neanche fuori dalla scuola), noi siamo molto di più. Credo che la scuola possa collaborare con le famiglie nell’educare i giovani alla stima di sè, a coltivare i propri talenti, la propria individualità e specificità, credo che scuola e famiglia possano far comprendere ai giovani che tutti siamo uguali e tutti siamo diversi e questa è la bellezza dell’Umanità…

Mi piacerebbe una scuola che si basasse sulla collaborazione e non sulla competitività, dove non ci fossero voti e giudizi, dove ciascuno possa imparare a scoprire chi è davvero, ad amarsi, a rispettarsi, a coltivarsi…

Utopia? Sogno??? Che ne pensate???
Aspetto i vostri commenti!!!!!

Giovanna Samà

28 commenti su “O che bel castello…ma con diro dirondello….

  1. Certo che con gli insegnanti miopi che abbiamo sarà un bel divertimento!!! Tutti questi buonisti che già ai tempi della scuola delle mie figlie l’hanno fatta da padrone, penso di essere fortunata ad essere solo nonna!!! Me

    1. Ciao Melita carissima, bentrovata!!!!!! Grazie per il tuo contributo che introduce un tema importante, il “potere” degli insegnanti sugli alunni; mi domando, è reale? come viene amministrato? Quanto un insegnante impara dagli alunni? Quanto cresce con loro e grazie a loro?? Grazie Melita per aver stimolato tante riflessioni. Un abbraccio!!! e…. Evviva le nonne!!!!

  2. A proposito di scuola ti porto 2 esempi che mi riguardano direttamente. Alle superiori la prof di italiano ci giudicava in base al “colore”, e questo non va bene. Un insegnante deve instradare l’alunno alla assimilazione degli argomenti della propria materia, non simpatizzare più o meno se uno è rosso nero verde viola o blu.
    Un altro prof ci ha invece insegnato il ragionamento, ci ha fatto capire una formula complessa usando una semplice riga da disegno. A mio avviso la scuola deve, attraverso gli insegnanti (parlo da ignorante: nessuno è nato imparato… ahahaha) fare in modo che ogni persona, nei limiti delle proprie capacità, possa affrontare il mondo con “cognizione di causa”. Certo, il primo aiuto deve venire dalla famiglia, ma la scuola deve avere un posto più importante nella formazione di ognuno di noi.

    1. Marcelloooooooo!!!! Ciaoooooo!!! Che bello leggerti!!!! Grazie per il tuo contributo dove ci racconti l’impatto diverso di due diversi metodi educativi…
      “A mio avviso la scuola deve, attraverso gli insegnanti (parlo da ignorante: nessuno è nato imparato… ahahaha) fare in modo che ogni persona, nei limiti delle proprie capacità, possa affrontare il mondo con “cognizione di causa” “. Così scrivi ricordandoci che la scuola è soprattutto e prima di tutto “scuola di vita” Grazie !!!!! ti abbraccio!!!

      1. Sulla facciata delle mie scuole elementari c’era la dicitura “Non scolae sed vitae”, il mio maestro ce lo ricordava ogni giorno.

  3. Ci danno dei numeri (dei voti) e diventiamo dei numeri. Si finisce per non chiedersi troppo da dove escano, con quali criteri vengano espressi questi numeri qualificanti. L’importante è disporre di un numero che dovrebbe confortare quello che siamo!!!! Poi succede che i numeri mostrino quello che non siamo e c’è addirittura chi pensa di poter gestire anche cariche pubbliche senza averne i numeri… Si è inculcata l’idea che per “far carriera” non è che proprio ci vogliano i numeri. Anzi coloro che hanno i numeri preferiscono andare a farli valere altrove per essere riconosciuti e rimunerati a giusto titolo. Chi ci pensa più se un numero indica che te la sei cavata per il rotto della cuffia o che hai faticato con applicazione ed onestà? Poi arriva la vita e con quella comunque non si scherza perchè ti chiede di mettere in atto tutti i tuoi numeri. Dici di averne tanti ma non ne hai? Pensi di non averne ma poi ti accorgi che ne hai più di quelli che pensavi? La vita con le sue lotte e le sue esigenze si incarica di far chiarezza sul vero valore dei tuoi voti, dei tuoi numeri. Mi sembra tornare a proposito quel monito evangelico secondo il quale bisognerebbe sforzarsi di passare sempre dalla porta stretta (Mt 7,13), quella che ti obbliga a stornare le cifre vuote ed altisonanti e a concentrarti su quelle essenziali. Che cosa è che “vale”? E tu quanto vali? Il primo esame devo imparare a farmelo io stesso e sfatare le futili paure della “notte prima degli esami”.

    1. Carissimo Padre Sandro, buongiorno!!! Bentrovato!!! “coloro che hanno i numeri preferiscono andare a farli valere altrove per essere riconosciuti e rimunerati a giusto titolo”, scrivi…quanto è vero!!!! Come giornalista ho intervistato parecchi giovani della mia città che hanno scelto di vivere all’estero affinchè il loro valore potesse essere riconosciuto… Come italiani dovremmo riflettere e magari provare a fare qualcosa… Grazie per avercelo ricordato!!
      ” Il primo esame devo imparare a farmelo io stesso e sfatare le futili paure della “notte prima degli esami” “.
      Che tema importante!!! Grazie!!!! Buona giornata!!!!

  4. Cara Giovanna,
    È un bel dilemma la discussione sul voto. Anche secondo me bisogna ripensare il sistema delle valutazioni. Per non parlare del giudizio. Parola che incute paura, ma che non aiuta a crescere. Bisognerebbe iniziare dal cambiare la terminologia usando per esempio la parola “parere’ , perché anche le famiglie hanno bisogno di un parere autorevole, ma poi bisogna continuare con il cambiamento nell’approccio con i ragazzi.
    Mi hai ricordato i miei trascorsi scolastici: ero una secchiona per obbligo (solo con tutti i dieci, in tutti gli anni delle superiori, potevo scegliere la facoltà). Ma poi questa necessità si è trasformata in “malattia” e ho continuato così anche all’universIta a Tirana., finché non ho dato il mio primo esame alla Statale di Milano. Me lo ricordo come ieri: esame di diritto costituzionale con un noto costituzionalista, il quale mi da 22! ( ventidue ) perché davo delle riposte troppo laconiche. E poi un altro sgomento: mi domanda se accetto (!!!!) A quel punto, ero spiazzata, ma ho detto di sì è mi sono sentita nel vero senso della parola, guarita.
    Mi ha aiutato, anni dopo, con mio figlio, perché solo in quel momento avevo capito che io non ero e non valevo quel 22…
    Pochi giorni fa, parlando con lui della scuola e dei professori, mi diceva che solo uno l’aveva capito. Ecco prima ancora della valutazione, a mio avviso, bisognerà iniziare dalla comprensione e dalla motivazione.
    Nutro profondo rispetto e stima per chi educa ( guida)
    i nostri figli, a patto che lo faccio con competenza e con passione. Non è un periodo facile per la nostra scuola. È da decenni che si smantella un po’ per volta. Se facciamo tutti la nostra parte , forse qualcosa cambierà.
    Un abbraccio
    Brizida

    1. Carissima Brizida, bentrovata!!!! Grazie, grazie per il tuo contributo!! Grazie per aver posto l’attnzione su un altro fattore importante, la necessità da parte delle famiglie di un parere autorevole da parte della scuola, interessante!!! Oggi molte famiglie delegano completamente il ruolo educativo alla scuola rinunciando alla quota di propria spettanza… d’altra parte ho sperimentato come in alcuni casi la scuola introduca temi delicati e “sensibili” senza concordare questo con le famiglie.. Un tempo si parlava di “patto educativo”, forse è giunto il momento di riprenderlo in considerazione…”Ero secchiona per obbligo”, scrivi, condividendo con noi il tuo prezioso vissuto e ricordandoci che il voto diventa anche possibilità o impossibilità di accedere a certi gradi di istruzione…anche questo è un tema importante e delicato, grazie per averlo introdotto!Ti abbraccio!!!!

  5. Concordo con Padre Lanfranconi, come fai a dire ad uno studente ‘studia, ti servirà’ quando ti guardi attorno e vedi che chi ‘comanda’ non è che alla scuola abbia dato e ricevuto molto. E’ vero che un voto può essere solo un numero, ma una serie di voti almeno una indicazione la da sul valore di uno studente. Poi certamente ci sono gli insegnanti/professori che danno di base il 27/30 (si sono fatti passi avanti dal 18 politico!) e quindi lo studente si sente subito un genio e gli passa completamente la voglia di imparare. E d’altra parte nel Vangelo si parla anche di talenti, non uguali per tutti, ma oggi evidentemente quella parabola è passata di moda, e i risultati si vedono, purtroppo. Speriamo cambi qualcosa presto, prima che sia troppo tardi. Concludo ricordando che la scuola in Italia non sembra essere così importante, come Giovanna e tutti noi pensiamo, visto che in tutto il mondo le hanno riaperte meno che qui da noi……..

    1. carissimo Andrea, grazie e bentrovato!!! Grazie per aver espresso compiutamente il tuo ricco punto di vista. Certo oggi è davvero difficile motivare un figlio allo studio… sembra proprio che lo studio sia una perdita di tempo perchè basta fare il calciatore per raggiungere vette impensabili a qualunque lavoratore “ordinario”… il valore della cultura è ancora un valore? cos’è la cultura? Ricordiamo che istruirsi non è solo studiare nozioni…quanta “pratica”, quanta “esperienza” si fa nelle nostre scuole?? Ci sono i laboratori??? Si imparano i mestieri?? Una volta si diceva “impara l’arte e mettila da parte”, l’arte…….cosa si impara oggi????
      Dici bene caro Andrea, reputo la scuola importante e soffro nel vedere come viene smantellata e denigrata… credo che ci siano infinite possibilità
      per renderla più aderente alla sua “missione”… ma forse, presi dalle mille cose della vita, un pò tutti ci siamo dimenticati la missione della scuola e la vocazione all’insegnamento..c’est la vie..
      Ti abbraccio!!!

  6. x l”ennesima volta devo ammettere che sono d’accordo con te sul fatto che la scuola non deve essere competitiva,senza voti o giudizi, ma un luogo dove gli alunni imparano x curiosità senza lasciare indietro nessuno ,sopratutto nella scuola primaria. A questo proposito ,mio figlio Andrea, che ormai ha 38 anni , ha avuto , nelle elementari un’insegnante (A quri tempi ne avevano solo una) che non ha mai dato voti o giudizi e gli alunni erano sempre disponibili gli uni con gli altri. Fra di loro non c’èra competitività ,nessuna invidia ma molta collaborazione. Mi sono resa conto di quanto fosse bello questo modo di insegnare ,quando anche il fratello ha iniziato a frequentare le elementari, xché al contrario qui fioccavano voti e giudizi tutti i giorni e i ragazzi( mio figlio compreso) non erano mai soddisfatti delle valutazioni degli insegnanti ( erano 4 ) ,c’era un’ accanita competizione e chi non era all’altezza ,a volte, veniva emarginato . Infatti , quando dovevano dividersi in gruppi x svolgere compiti o ricerche , la maggior parte dei ragazzi non acconsentiva ad unirsi a loro. In casa mia ho sempre cercato di invitare sempre tutti, quando avevano una ricerca da fare di gruppo, senza mai fare nessun tipo di distinzione riguardo le loro capacità, ma la cosa assurda , è che erano proprio i genitori che creavano questa competizione.Era una cosa bruttissima , e questa cosa è continuata soprattutto alla scuola media. Aggiungo una cosa, riguardo l’approccio che avevano i miei figli con la scuola e cioè mentre Andrea la frequentava con spensieratezza, il fratello, Mattia, era sempre preoccupato ,spesso non si sentiva all’altezza e soffriva di mal di pancia nonostante i giudizi scolastici erano buoni. Quindi evviva la scuola senza voti!!!.mettiamo in primo piano le potenzialità di ciascun alunno e basta!!

    1. carissima Olga!!!! Quanti spunti!!!!! “scuola come luogo dove gli alunni imparano per CURIOSITA'”, wow!!! Dove non si lascia indietro nessuno!!!! Fortunato tuo figlio Andrea che ha goduto della saggezza di quell’insegnante. Purtroppo come tu racconti narrando l’esperienza dell’altro tuo figlio, Mattia, il voto a volte diventa anche occasione di DISCRIMINAZIONE non solo da parte degli alunni ma anche da parte delle famiglie!!! Ricordo in prima elementare ero al parco con mia figlia, una sua compagna e la mamma, erano i primi mesi di scuola e si provava a conoscersi un pò, mentre le bambine giocavano lei mi domandò:”Anche tua figlia è brava a scuola?” Restai sorpresa da questa domanda la cui risposta, nel contesto, sembrava il lasciapassare per la frequentazione delle bambine e delle famiglie. Grazie, cara Olga, anche per aver sollevato la questione di quello che potremmo definire tranquillamente il “mal di pancia” dello studente… anche su questo, forse, sarebbe opportuno riflettere insieme, genitori ed insegnanti e comunità…
      Ti abbraccio!!! Buona giornata!!!

  7. Cara Giovanna,
    l’argomento che tu proponi sarebbe per me superato, anzi superatissimo …. proprio da non pensarci più !
    Non amo la nostalgia ( nè tantomeno i nostalgici… ), ma non è questo il motivo che mi provoca ritrosia nel riesumare i ricordi di scuola.
    Comunque mi siedo “attorno al fuoco” e ti dico la mia….
    Portavamo il grembiule nero oppure, più grandicelli, la blusa … nera ( … nascondeva le macchie e le patacche ).
    Più avanti le cose nell’aspetto sono cambiate, per noi; per le ragazze no … avanti ancora col grembiule per tanti anni !
    Certo si capisce che, con un codice formale ancora piuttosto rigido, il criterio di valutazione fosse irrimediabilmente formale
    … i voti !
    La professionalità, o meglio l’attenzione coscenziosa, addiritura ” appassionata ” in alcuni casi, era però riscontrabile in taluni insegnanti.
    …. anzi, non erano nemmeno pochi quelli che si distinguevano per il proprio impegno.
    Vigeva comunque la regola dei voti.
    Si affrancava con una etichetta il risultato conseguito dagli alunni ( o dagli insegnanti … ) .
    Benvenuto fu quindi il ribaltone tumultuoso che negli anni 70 portò, impose, l’inizio di una revisione.
    Purtroppo l’attenzione fu però volta a sostituire personaggi e centri di potere senza grandi modifiche nei ruoli.
    Ciò ebbe come conseguenza che , in mancanza di rilancio dell’etica fondamentale, si continuasse a fare uso delle etichette…. !
    Ed eccoci ai giorni nostri, quando un evento imprevisto scuote l’indecisione atavica e impone scelte a breve termine.
    Ed eccoci a discutere, finalmente, sull’intero sistema….
    Ed eccoci agli interrogativi :
    – come possono essere motivati i nostri giovani ?
    – come faremo a valutare le loro attitudini e il loro grado di preparazione ?
    – siamo sicuri di essere all’altezza di questo compito fondamentale ?
    Certo se ci illudiamo che una valutazione fatta a distanza, una valutazione sommaria ( per forza di cose ), possa sancire con un voto ” etichettato ” un anno fondamentalmente vuoto…
    Allora non abbiamo capito proprio niente !

    1. Carissimo GianMaria, buongiorno!!!!Grazie per la tua riflessione che ci porta a ripercorrere insieme le tappe dell’istruzione italiana degli ultimi anni.
      Soprattutto nell’ultimo periodo abbiamo assistito ad un avvicendarsi di ministri che hanno riformato senza però cambiare l’impostazione di fondo, potrebbe essere giunto il momento di interrogarsi su cosa significhi istruire, educare… e..a cosa??? Educare a che? Perchè???????
      Ti abbraccio!!!! Grazie per esserti seduto accanto al fuoco e per aver condiviso il tuo prezioso vissuto!!!!! un abbraccio!

  8. Cara Giovanna, hai toccato un bel tema che mi tocca personalmente in quanto docente…e posso confessare che il momento di dare i voti ê quello che odio di più nel mio lavoro che amo…quando assegno un voto ai miei studenti prima spiego cosa funziona e cosa non funziona del loro lavoro ma mi rendo conto che il sistema scuola li ha convinti che la cosa importante è quel numero..tanto che a volte non mi ascoltano e aspettano solo di sentire quel numero, che per me resta riduttivo! Inoltre i ragazzi tendono a confrontarsi non capendo che il voto è un insieme di fattori tra cui anche l’individuo che si valuta con le sue capacità e il suo percorso .. io ringrazio mio madre perché ci ha sempre detto:”non mi interessa il voto che prendi ma ciò che sai tu e hai dentro di te”!

    1. Carissima Alexandra, bentrovata!!!! Grazie per il tuo contributo, sei un’insegnante quindi puoi offrirci uno spunto da “dentro”. Grazie per aver raccontato il tuo vissuto sia come professoressa che come studentessa… Il mio intento non era certamente quello di “mettere in croce” i docenti che devono rispettare le direttive e le normative vigenti ma quello di interrogarci come comunità educante sul significato del voto e sulla sua necessità o meno.
      Grazie per aver condiviso la saggezza di tua mamma!!!!! Ti abbraccio, buona giornata!!!!

  9. Io sarò crudo ma alla fine, quando nessuno ti conosce e deve prendere una decisione su di te è il voto, il numero o il giudizio è quello che conta. Se voi foste un recrutatore aziendale e dovreste assumere una persona, la prima scrematura la farete sicuramente sui voti di diploma, o di laurea o di un eventuale master. È inutile fare i buonisti ma la vita è un continuo competere in cui alla fine qualcuno o per un motivo o per un’altro ti darà un voto.

    1. Caro Antonio, bentrovato! Grazie per il tuo contributo ricco di spunti di riflessione. Ti racconto la mia esperienza circa la selezione di collaboratori: nei venti anni di avvocatura, non ho mai chiesto a nessun candidato il voto di laurea ho chiesto magari il titolo della tesi, le attitudini, le motivazioni; capita che uno studente laureatosi con lode non sappia spedire una raccomandata o che uno laureatosi col minimo dei voti ti trovi una soluzione geniale per una causa… ribadisco il mio pensiero: noi non siamo “voti” nonostante, come tu dici, la maggior parte delle persone continui a darci voti per tutta la vita……
      “La vita è un continuo competere”, scrivi…Mi domando, “la vita è un continuo competere?”
      Grazie per avermi spronato!!!! Ti abbraccio!

  10. Ripensando ai voti di quando andavo a scuola ricordo molte ingiustizie , come del resto anche quando mia figlia ha frequentato le superiori, se i genitori erano amici dei professori i risultati erano ottimi…. Non voglio dilungarmi , il mio pensiero è che se il “maestro”è una persona intelligente il voto è relativo e un po’ di competizione può fare anche bene

  11. Ritorno nei paraggi…
    (Lettera di Abramo Lincoln all’insegnante di suo figlio)

    Caro Maestro,
    Mio figlio è al suo primo giorno di scuola. E’ tutto ora così strano e nuovo per lui ed io vorrei che lei lo trattasse con gentilezza.
    E’ un’avventura che potrebbe condurlo attraverso i continenti. Tutte avventure che probabilmente includeranno guerre, tragedie e pene.
    Così, caro Maestro, voglia prenderlo per mano ed insegnargli le cose che deve sapere; istruendolo, se può, con gentilezza.
    Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico.
    Dovrà imparare che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
    Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso.
    Gli insegni, se può, che 10 cents guadagnati valgono infinitamente più di un dollaro trovato.
    A scuola, Maestro, è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare.
    Gli insegni come perdere con grazia, e come godere della vittoria, quando vincerà.
    Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi. Cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta.
    Gli insegni, se può, come ridere quando è triste, che non c’è vergogna nelle lacrime.
    Che può esserci gloria nella sconfitta e disperazione nel successo.
    Gli insegni a farsi beffe dei cinici.
    Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri, ma gli lasci anche il suo tempo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
    Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando.
    Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore.
    Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
    Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
    Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente, lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
    Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in se stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano, in Dio.

    So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare.
    E’ un così caro ragazzo ed è mio figlio.

    Suo A.L.

    (Sempre sua la frase “Meglio tacere e passare per idiota piuttosto che aprir bocca e dissipare ogni dubbio”)

  12. Credo che giudizi o voti non cambi nulla.Credo che il problema risieda nella qualità dei rapporti.forse erano meglio i maestri d’arte e che la scuola andasse meglio quando si facevano i pensierinie i temi,quando l’alunno in realtà faceva di più individualmente anche se i risaultati potevano apparire più banali.

  13. Ciao Marco!!! Grazie per aver posto lì”accento sulla qualità dei rapporti!!!! Anche io come te credo sia fondamentale!!
    Un abbraccio!!!

  14. Giudizio o voti? Vado contro corrente, mi spiego. Anzitutto voglio sperare che i genitori abbiano una testa pensante, e che nn ci si fermi a “mio figlio ha un 5” e’ giudicato un asino, altrimenti siamo messi veramente male, o fare paragoni tra un i risultati di un ragazzo e l’altro, le mamme purtroppo hanno questo difetto, NN SONO INSEGNANTE; quando le mamme aspettavano i ragazzi uscire da catechismo, e sentivo i commenti sui figli o peggio i paragoni o si scambiavano pareri. Ma un genitore può paragonare il risultato del proprio figlio con il figlio di un altro genitore? Ognuno ha un suo vissuto e diciamocelo chiaro, io mi posso confidare con altro genitore, ma nn entrerò mai per sensibilità e nn trovo neppure opportuno nella vita dell’altra famiglia. Posso ascoltare – dare un parere, ma nn entro nel vissuto. Quindi di cosa parliamo. Anche quando sento – una mamma mi ha chiesto se mia figlia è brava e scuola-, può essere una semplice domanda, o deve essere perforza una domanda con lo scopo di entrare o meno nel “gruppo delle brave bambine?”. Che la scuola sia da riformare lo sanno anche i muri delle stesse scuole. Ad ascoltare una Azzolina ti vengono i brividi. Penso che nn siano paragonabili i nostri tempi con gli attuali, siamo ai Flinston e Wilma con la clava, iabadabadu… Insegnanti e prof …..zi ci sono sempre stati, come mame rompiscatole che ad ogni respiro del figlio o figlia “oddio”. Voto o giudizio nn ti danno un marchio se hai genitori intelligenti, che spiegano che è poi la vita ad aiutarti a crescere. Ci sarà sempre qualcuno che la pensa diversamente, che ti dara ‘ un voto o un giudizio anche fuori dalla scuola; dovrei essere capace di gestirti, e anche i brutti voti o i giudizi nn carino, ma che ti “aspetti” ti danno crescere. Quando cadrai o ti faranno vedere saprei che ti puoi rialzare, senza correre da mamma e papa’. E ai genitori dici ricordare che nn potrete sempre patate i “colpi”……

    1. ciao Daniela!! Grazie per il tuo accorato commento che stimola la riflessione sotto tanti punti di vista. Un abbraccio!!!!

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