Romualdo Locatelli, un talento sparito nel nulla?

Un momento della presentazione della monografia “Romualdo Locatelli. Viaggio artistico da Roma, la Città Etrna, a Bali, l’isola degli Dei”.
Da sinistra Maria Cristina Rodeschini, direttore Accademia Carrara di Bergamo, Emiliano Marrucchi, pronipote di Romualdo, Vittorio Sgarbi

 

 

Romualdo Locatelli (1905-1943) nasce in una famiglia che vanta tre generazioni di artisti con ben otto pittori ed uno scultore. Dopo una vita corollata da successi a Bergamo, Milano, Roma, New York, ma soprattutto nel suo amato Oriente (Manila, Giacarta), sparisce nel 1943 nelle Filippine in circostanze misteriose all’età di 37 anni.

Romualdo, di origini bergamasche, frequenta le accademie Carrara e Brera ancora suggestionate dall’insegnamento di Cesare Tallone. Del grande maestro Locatelli scrive sull’Eco di Bergamo nel 14 settembre 1933 “ha preferito ascoltare anzichè dire”. Così farà anche Romualdo: ascolterà la Vita con attenzione e a Lei ed ai soggetti che andrà a ritrarre lascerà la parola attraverso i suoi colori e le pennellate morbide ma decise, facendosi semplicemente strumento.

Romualdo cresce nella bottega di famiglia dove lavorano il nonno Giuseppe, il padre Luigi e lo zio Giovanni Battista e dove lavoreranno i fratelli Raffaello e Stefano ed i cugini. Cresce fin da bambino sui ponteggi delle decorazioni pittoriche di chiese e palazzi ricevendo un’educazione tecnica precocissima e profumata d’antico; sue la decorazione della chiesa di san Michele Arcangelo ad Endine Gaiano e la Cena in Emmaus nella Chiesa di San Martino a Sovere, vibrante nei gesti tesi dei due commensali.

Le impalcature saranno nefaste per Luigi che durante l’esecuzione di un dipinto cadrà riportando gravi lesioni. A questo episodio si ispira “Dolore”, opera del 1925; si tratta di un quadro di grandi dimensioni ove Romualdo ritrae il padre seduto su una scaletta da lavoro con busto e testa reclinati; il focus è sul gesto delle mani sovrapposte che stringono convulsamente l’una il polso opposto, l’altra i pennelli.

Daniela Locatelli Marrucchi, nipote di Romulado, accanto al quadro “Dolore” durante la presentazione a Bergamo presso l’Accademia Carrara della monografia sul pittore bergamasco

La chioma è folta e i capelli corvini e lucidi splendono come le scarpe, sono vividi a significare quella forza archetipica che il grande Sansone perse proprio col taglio fraudolento della chioma; col loro fulgore ci dicono che il dolore fa semplicemente parte della vita. Con “Dolore” Romualdo esordisce alla Triennale dell’Accademia Carrara ed alla Biennale di Brera ottenendo grande successo in entrambe le esposizioni.

Coniele Dartis, in “La Voce di Bergamo” del 1925, scrive di lui come di una rivelazione e di “Dolore” con entusiasmo ponendo l’accento sulle diverse tonalità dei bianchi e sulla sapiente disposizione delle macchie e delle ombre. “E’ questo un quadro che vi ferma, lì innanzi, e vi fa lungamente pensare”. Singolare come questa affermazione di Dartis del 1925 sia ancora attuale nelle parole di Daniela, nipote di Romualdo, che, volata in Oriente sulle tracce dello zio, ha scoperto come i collezionisti di Singapore e Jacarta espongano i quadri di Locatelli insieme a quelli di Van Gogh e Picasso dei quali non è considerato minore e come, davanti a questi quadri, sorseggino il the anche per ore in una sorta di meditazione che li rigenera e li affranca dalle fatiche della Vita.

Dopo i successi di Bergamo e Milano Romualdo si trasferisce a Roma. Il lavoro è intercalato da viaggi in Tunisia e nell’entroterra italiano. A Roma dipinge le suggestioni africane, sarde, abruzzesi ma anche paesaggi e vedute della Città Eterna. Per formazione e per vocazione non lo interessano gli eccessi delle avanguardie.

Nella capitale conosce Augusto Jandolo col quale nasce una sincera amicizia. Al ritratto dell’antiquario del 1933 fanno seguito quello di Ida Banfi, dei cardinali Federico Todeschini e Eugène Tisserant e, su committenza reale, Vittorio Emanuele e Maria Pia di Savoia bambini. Sarà proprio il Cardinal Federico Todeschini che celebrerà le nozze fra Romualdo ed Erminia Zaccheno.

Nonostante la gloria che Roma gli tributa Locatelli si trasferisce in Oriente con la moglie; rimane affascinato dai costumi di quella terra che racconta con i suoi colori e la sua vivida spontaneità in una sorta di pittura antropologica; ama la vita naturale di quello che definisce un paradiso ritrovato. Stupefacenti e vibranti le sue ballerine e le fanciulle nude fra la vegetazione rigogliosa come novelle Eva dipinte prima di addentare la mela, ancora pure e spontanee nella loro nudità né esibita né sessuata.

A causa della seconda guerra mondiale i coniugi si trasferiscono nelle Filippine ove Locatelli sparirà misteriosamente nel 1943.

E’ possibile ammirare alcune opere di Romualdo in esposizione permanente presso la Pieve di San Feriolo a Caminino, Grosseto, sede dell’associazione Culturale Amici dei Locatelli Figli d’Arte, www.amicideilocatelli.org

Note biografiche e curiosità

Romualdo Locatelli è il pittore italiano più riconosciuto nel panorama orientalista denominato “Mooi Indie”. Nel 1919 dipinge i primi autoritratti, nel 1925 partecipa alla Triennale della Carrara. Prende studio a Milano ove rimane fino al 1929 intercalando l’attività di atelier e viaggi. “In questi anni euforici di pittura pura Locatelli sperimenta. Ne escono capolavori come “La mascherina” del 1927 dove la superficie vibra con un virtuosismo che sfida lo stesso Mancini in velocità e coinvolgimento sensuale” così Vittorio Sgarbi in “Romualdo Locatelli. Viaggio artistico da Roma, la Città Eterna, a Bali, l’isola degli Dei”, monografia presentata in questi giorni a Bergamo e Roma e il prossimo Gennaio all’UST Museum di Manila.

Nel 1927 il primo viaggio in Africa con Ernesto Quarti Marchiò, poi Roma. Il 12 dicembre 1933 Vittorio Emanuele III visita l’esposizione capitolina di Locatelli. Nel 1939 Romualdo è a Bali dove acquisisce un’importante committenza internazionale che verrà esposta nel 1941 alla Doughtitt Gallery di New York. Sparirà in circostanze misteriose a Manila il 24 febbraio 1943.

 

5 commenti su “Romualdo Locatelli, un talento sparito nel nulla?

  1. Come sempre articolo ben esaustivo e ben curato nella forma e nella sua pienezza nel contenuto. Complimenti davvero!

    1. Concordo pienamente! Brava Giovanna! Abbiamo talmente tanti talenti italiani che a volte qualcuno resta sconosciuto al grande pubblico mentre dovrebbero essere studiati a scuola…

  2. Come sempre, i grandi muoiono giovani ed incompresi. Vedi anche Raffaello Sanzio di cui, nel 2020, ricorrerà il 500 anniversario della morte.
    Spetta alle generazioni postume sopperire ai torti riservati dalla sua generazioni ovvero a noi tutti.

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