Da Pechino per studiare i fossili sulla Grigna

 

 

 

 

 

 

 

 

Rocce, fossili e sapori lecchesi per gli studenti di geologia cinesi che ogni anno vengono nella nostra città per quello che viene definito in termini tecnici uno stage di territorio.

Da ben 15 anni le montagne intorno alla nostra città, le Grigne in particolare, sono al centro di un progetto scientifico dell’ Università di Pechino. Il malgratese Professor Andrea Tintori, già ordinario di paleontologia presso l’Univeristà degli studi di Milano, è colui che per tutto questo arco di tempo ha tenuto i rapporti con la Cina e tessuto le relazioni di questo importante programma internazionale che da cinque anni prevede anche il suddetto stage.

Le nostre montagne- spiega il professore- sono ricche di giacimenti fossiliferi ; le Grigne sono il simbolo della paleontologia lombarda e italiana. Per quanto riguarda i giacimenti fossiliferi la nostra zona ne è davvero ricca, basti pensare che con una semplice passeggiata a San Tomaso si può letteralmente camminare sui fossili. Altri siti di interesse sono il Monte Barro e il Sasso Malascarpa. Si tratta di fossili del triassico, pesci, conchiglie, molluschi, ammoniti, bivalvi (vongole e cozze) e gasteropodi (lumache d’acqua)”.

Un grande patrimonio che i cinesi sembrano conoscere ed apprezzare più degli stessi lecchesi. I ragazzi del Sol Levante quest’anno sono saliti al Pialleral via Baiedo e San Calimero, al termine del percorso di studio nella zona degli “scudi” hanno pranzato al rifugio Antonietta dove hanno gustato i sapori nostrani. “Ho apprezzato il paesaggio tanto quanto i fenomeni geologici delle sue rocce – ha detto Han Xiaolin, uno degli studenti- Gli italiani sono persone amichevoli, il cibo è unico e lo stile di vita meraviglioso, l’esperienza si è rivelata preziosa da molti punti di vista”. Al termine dello stage è stato Tintori a recarsi in Cina, nella Provincia del Guizhou. Il professore ha messo a disposizione le proprie conoscenze e competenze per fare ricerca e preparare i fossili.

Quello che noto- dice – è la grande collaborazione fra amministrazioni locali e chi fa ricerca, questo in Italia manca. Nella zona dove mi sono recato gli scavi sono stati resi visitabili “coprendo” un’intera collina e munendola di passerelle e pannelli; vicino agli scavi c’è il museo, 4000mq di esposizione. Il mio sogno è che si possa valorizzare anche l’immenso patrimonio del nostro territorio con un sistema di turismo culturale che non solo favorirebbe la conoscenza delle nostre risorse da parte della popolazione locale ma potrebbe anche attrarre turisti da tutto il mondo. Si potrebbe offrire un visitor center dove vedere i fossili e ricevere spiegazioni circa la nostra situazione geologica; si potrebbero studiare percorsi guidati a diversi livelli a seconda dell’età e della preparazione atletica proponendo da percorsi facili come quello di San Tomaso a trekkink di più giorni sulla Grigna. La bellezza delle nostre montagne è fuori discussione ma sarebbe bello far conoscere anche perché sono così belle”.

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