Tutto il fascino del teatro Butoh

Ha riscosso grande successo e richiamato molto pubblico ad Osnago presso lo spazio Fabrizio de Andrè, la prima di una serie di serate di “avvicinamento” alla prossima biennale de “La voce del corpo”, rassegna di teatro e arte contemporanei; il tema dell’edizione 2020 sarà “La libertà e l’eros”; il grande e poliedrico spettacolo si terrà durante i prossimi mesi di Giugno e Luglio.

Da sempre la particolarità della manifestazione risiede nell’aver fatto del teatro giapponese butoh, il proprio epicentro. Il butoh è di casa ad Osnago grazie a Bruno Freddi che ha dato vita alla Compagnia Oloart e ad una serie di iniziative di respiro internazionale come la biennale, che rappresentano per questa espressione del teatro del Sol Levante un punto di riferimento non solo in Italia ma anche in Europa e nel resto del mondo.

Basti pensare che la kermesse ha portato ad Osnago nel 2016, 120 artisti di fama internazionale e ben 150 nella passata edizione del 2018. Un festival dal respiro cosmopolita con danzatori, street artist, performer provenienti da tutta Italia, dall’Europa (soprattutto Francia, Polonia e Germania), da Israele, dal Senegal (Dakar), dall’Oregon e dal Brasile.

E proprio con uno spettacolo butoh gli organizzatori hanno voluto presentare la manifestazione artistica ormai giunta alla sesta edizione: “I sogni di Toni” performance teatrale che racconta i sogni e gli incubi del grande Ligabue che ha affascinato il pubblico del De Andrè, numeroso e attento.

Nel corso della serata Michele Ciarla, uno degli organizzatori, ha voluto ringraziare Osnago per la calorosa accoglienza che da sempre riserva alla biennale “Se possiamo dare continuità a questo importante evento internazionale -ha detto- è anche per l’entusiasmo e la partecipazione con cui viene vissuto il Festival dall’Amministrazione e dalla popolazione di Osnago. Una delle novità di quest’anno- ha spiegato Ciarla-è che non ci sarà bando ma selezione diretta degli artisti con precedenza per chi non ha mai partecipato. L’anno scorso particolare successo hanno riscosso la poesia sonora e quella visiva; nella nuova edizione il Butoh sarà particolarmente valorizzato dalla presenza di uno dei massimi esperti a livello mondiale, Atsushi Takenouchi che terrà workshop specialistici con performance collettiva finale e spettacolo in piazza”.

In itinere il progetto di un gemellaggio artistico con una compagnia teatrale coreana che sarà invitata a partecipare a “La voce del corpo 2020”.

Intanto il meratese Marco Casiraghi, liutaio e membro-attore del gruppo Oloart, è stato scritturato per il FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ARTE SPERIMENTALE DI JEJU 2019, in Corea del Sud ove proporrà due performance butoh. La prima, “la rosa”, è un tributo ai maestri del butoh; Casiraghi danza, come egli stesso dichiara, “l’eterna luce della rosa, del colore e della vita che si genera dal profondo in un continuo ciclo tra vita e morte, bellezza e decomposizione”. La seconda performance si intitola “Per una liberazione”; qui Casiraghi danza avvolto in una grande ragnatela il lento risveglio del corpo intrappolato, un risveglio senza rabbia violenza: la liberazione dal suo stesso nodo, dalla sua stessa matassa, dalla sua stessa tela.

Anche Gianluca Poldi era presente alla serata e così ha voluto raccontare la scelta del tema per la biennale 2020la libertà e l’eros” : “Nella libertà che connota l’uomo ci piace riflettere sulla libertà stessa in rapporto all’eros, e sulla libertà come legame. Si è forse liberi nella misura in cui si aderisce a quel “conosci te stesso” scritto nel tempio di Apollo a Delfi che era al contempo un invito a riconoscere la propria limitatezza, a non sconfinare. Sconfinare, tuttavia, sembra essere una modalità per conoscersi più pienamente: superare il limite per ritornare a sé con maggiore consapevolezza. In una realtà che continua a parlarci di confini, il pensare a libertà come sconfinamento, legame e ricongiungimento pare una necessità ineludibile che emerge come voce del corpo”.

ORIGINI DEL BUTOH:

Abbiamo chiesto a Bruno Freddi che cos’è il butoh:Originario del Giappone, il Butoh, pur avendo radici nella danza tradizionale orientale, si è imposto all’attenzione di tutto il mondo dell’arte come un atto rivoluzionario alla ricerca caparbia di un’espressione personalizzata dei suoi interpreti, trovando attinenze con molte  altre discipline apparentemente lontane quali ad esempio la pittura  e la scultura.  Nel Butoh il corpo è protagonista, non solo nella sua lettura esteriore ma, soprattutto, nell’espressione della sua intelligenza interiore.  Il corpo dunque è “danzato dentro”.

Il Butoh nasce  in Giappone intorno agli anni 50  da Kazuo Ohno e Tatsumi Hijigikata che rimettono in discussione  e rivoluzionano i canoni tradizionali della danza.                                                                                                                                Per molti il Butoh non è considerata una danza ma una forma  di teatro  contaminato  dalle arti visive.
Dopo la
seconda guerra mondiale il capitalismo si è imposto velocemente in Giappone, il butoh nasce come ricerca  di un modo di vivere, ricostruire e riconnettersi al p
roprio passato.

Se l’argomento ti interessa clinca anche qui:

I sogni di Toni

Mostra di Bruno Freddi

Ofelia di Bruno Freddi

2 commenti su “Tutto il fascino del teatro Butoh

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